Corea del Sud: tanti sforzi, nessun figlio. cosa sbaglia?

Corea del Sud: tanti sforzi, nessun figlio. cosa sbaglia?
Corea del Sud

In una Corea del Sud che incespica nella sua battaglia demografica, il governo ha schierato, uno dopo l’altro, i suoi arsenali politici nella guerra contro il declino delle nascite, una minaccia silenziosa ma incombente che potrebbe ridisegnare il futuro della nazione. Il tasso di fertilità del Paese, uno dei più bassi al mondo, ha suscitato preoccupazione a livelli governativi e scatenato una serie di strategie e misure destinate a invertire questa tendenza.

La popolazione sudcoreana invecchia rapidamente e, senza un flusso costante di nuove generazioni, si prospetta un’esplosione di problemi economici e sociali. Il governo ha provato ad attirare i suoi cittadini verso le gioie della paternità con incentivi fiscali, sovvenzioni generose e programmi di supporto che sembrano quasi troppo belli per essere veri. Ma la realtà è che, nonostante gli sforzi, il numero di nuovi nati non accenna ad aumentare.

Si è tentato di rendere più accogliente l’ambiente lavorativo per le madri, con politiche a sostegno della maternità e del ritorno al lavoro post-partum. Le strutture per l’infanzia sono state migliorate, e la conciliazione tra vita lavorativa e familiare è divenuta una priorità nelle agende politiche. Eppure, anche queste misure sembrano non essere sufficienti.

Il problema è complesso e radicato, e le sue radici affondano in una cultura del lavoro che è tanto fervida quanto incompatibile con la vita familiare. Il lavoro straordinario è la norma e il tempo libero un lusso che pochi si possono permettere. La pressione sociale e la competitività sfrenata nei luoghi di lavoro si sposano male con l’idea di una famiglia numerosa.

Al centro del problema c’è anche il costo astronomico dell’istruzione in Corea del Sud. Un genitore che aspira a offrire al proprio figlio le migliori opportunità deve essere pronto a sostenere spese esorbitanti per corsi privati e tutoring. Una famiglia media sudcoreana spende una quantità di denaro ingente nell’istruzione dei figli, un investimento che nei piani futuri potrebbe scoraggiare l’ampliamento del nucleo familiare.

La soluzione, però, potrebbe giacere in un territorio ancora inesplorato dalle politiche pubbliche: la riduzione dell’orario di lavoro. Finora, la Corea del Sud non ha osato sfidare apertamente la cultura del lavoro a oltranza. Si sono effettuate riforme superficiali, ma l’idea di ridurre drasticamente le ore lavorative per permettere ai cittadini di vivere una vita più equilibrata è rimasta un tabù.

Forse è giunto il tempo di guardare in faccia la realtà: senza un cambiamento radicale nel rapporto tra lavoro e tempo libero, tutti gli incentivi e le sovvenzioni potrebbero non essere sufficienti a risvegliare il desiderio di famiglia nei cuori dei sudcoreani. La nazione attende con trepidazione una svolta, una politica innovativa e coraggiosa che possa finalmente conciliare le esigenze dell’economia con quelle dell’essere umano. La domanda rimane sospesa nell’aria come una sfida al futuro: riuscirà la Corea del Sud a reinventarsi prima che sia troppo tardi?