Quando la politica si perde nei modi di discordia

rePenso che la toponimia sia una politica perseguita con altri mezzi; forse, almeno in questi guerriglieri di toponomastica, la politica avrebbe avuto un ruolo. Ma no Il gruppo municipale dei Fratelli d’Italia a Roma non sta formulando alcuna proposta, ad esempio, per eliminare gli sprechi o impedire che gli autobus vecchi e fatiscenti brucino. No, trascorre il suo tempo per la battaglia dell’identità via Almirante. Un talk show, un sensore del pubblico. Non costa nulla e visibilità, dà una spinta ai fan, dà un ruolo a coloro che in politica hanno un ruolo molto marginale. Toponomastica non politica con altri mezzi: semplice sostituzione. la prevalenza del simbolismo sul calcestruzzo. Perfino il sindaco di Napoli de Magistris, forse stanco dell’oscuro lavoro di un amministratore che avrebbe dovuto prosaicamente pulire le strade, si è presentato nella sua battaglia toponomastica proponendo, diversi decenni dopo, di sradicare il nome di Vittorio Emanuele III strade e segni vilificati. . E c’è sempre qualcuno a sinistra che propone di andare verso Enrico Berlinguer, o verso Bettino Craxi, come se una targa conferisse ufficialmente il titolo di Padre della Patria, come se una memoria divisa potesse ricomporre miracolosamente il nome di un viale. E c’era qualcuno che propose, per dire, di registrare almeno una navata laterale per i dodici insegnanti che (tra migliaia di colleghi meno coraggiosi) dissero di no al giuramento al regime fascista. Sono non classificabili, non etichettabili, non fanno pubblico: rimangono addirittura nelle cantine dell’oblio permanente.

Quindi, ovviamente, nella toponomastica guerricciola l’effetto di amplificazione è sempre sicuro. Il nome di Almirante, allora super divisore, può solo innescare reazioni emotive con puntualità pavloviana: i fascisti sono intenzionali, gli antifascisti odiano. Ma queste sono parodie, ancora una volta, per fortuna. Le vere guerre di toponomastica hanno alle spalle drammi, tragedie, profonde rotture della sensibilità collettiva. Basta soffrire per il carico di ostilità e veleno che pesa sulle battaglie linguistiche e toponimiche a Bolzano (Bolzano) e in Alto Adige (Alto Adige). Violenta schiavitù dei nomi italiani a Fiume, in Istria e in Dalmazia a seguito dell’italianizzazione fascista dei nomi slavi. Con la fine dell’Unione Sovietica Comunista, i nomi delle città cambiarono, San Pietroburgo invece di Leningrado che aveva preso il posto di Pietrogrado, a sua volta sovietico dai Maestri della Rivoluzione: d’ora in poi le statue dedicate a Lenin non spiccano solo nei comuni dell’Emilia (ex) rossi, come Stalingrado la cui targa adorna le strade di Bologna. Dopo il fascismo a Roma, la Via dei Fascisti Martiri prese il nome di Bruno Buozzi, che era davvero un martire, ma vittima dei fascisti. Ora, la vera guerra toponimica, quella sanguinosa, che si gioca all’indomani dei tragici eventi e non dopo tanti decenni dopo, si gioca sulla perdita di tempo con la proposta di raschiare l’obelisco del Foro Italico (ex Mussolini) fuggire dallo scritto Dux, o con lamentele della legge che non dà pace via Palmiro Togliatti e per un risarcimento richiede un trattamento toponimo simile per Giorgio Almirante, morto trent’anni fa.

La guerra toponimica ha anche i suoi aspetti più divertenti, come la decisione di nominare una grande strada dedicata all’eroe anticlericale Cola di Rienzo a pochi passi da San Pietro e di nominare piazza Risorgimento un gigantesco spazio aperto proprio sotto le mura del Vaticano. Ma un eccesso di furia toponimica può degenerare in grottesco, sebbene non meno pericoloso. Come la corsa per distruggere le statue dei generali del sud negli Stati Uniti, centoquaranta anni dopo. O come le piccole scaramucce che di tanto in tanto si illuminano in Italia per le strade, le piazze, i vicoli e i viali, forse periferici, ma che dovrebbero rappresentare la ricompensa simbolica di un umore politico o il segno di una vittoria con cui schiacciare la difficoltà degli avversari. Sarebbe molto meglio astenersi da queste attività toponimiche, forse provando di nuovo a fare politica. La serietà, tuttavia, è sicuramente più difficile.

15 giugno 2018 (modifica il 16 giugno 2018 | 10:39)

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