Bankitalia: collegare il premio autonomo al reddito e rafforzare l’indennità di disoccupazione per i lavoratori temporanei

I 600 € per i lavoratori autonomi assegnati nel decreto Cura Italia dovrebbero essere assegnati a coloro che sono stati realmente danneggiati dalle conseguenze del coronavirus, afferma la Banca d’Italia in un comunicato inviato al comitato del bilancio del Senato che sta esaminando la disposizione del governo. Per questo motivo, suggerisce la banca centrale, in caso di riproposizione dello strumento (già annunciato dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri per aprile, nota). Sarebbe importante configurare gli aiuti in assenza di opportunità di lavoro e di reddito per territorio e settore di attività, tenendo anche conto del reddito imponibile delle varie materie negli anni precedenti.

Più protezioni per professionisti e cocco

La Banca d’Italia rileva inoltre che l’esclusione dei membri di fondi professionali potrebbe comportare una disparità di trattamento nei casi in cui i fondi stessi non dispongono di adeguate reti di sicurezza sociale e non è chiaro se anche i lavoratori autonomi di fatto che sono inattivi possono chiedere aiuto anche prima dell’emergenza sanitaria. L’istituto guidato da Ignazio Visco, pur considerando adeguati i 25 miliardi stanziati dal governo in questa prima fase, chiede di rafforzare il Naspi, vale a dire le indennità di disoccupazione. Dato anche il blocco temporaneo (per due mesi, nota) dei licenziamenti previsti dal decreto, i lavoratori a tempo determinato avranno ridotte possibilità di rimanere in servizio al termine del contratto – sottolinea Bankitalia – e dovranno ricorrere a Naspi, che garantisce tuttavia trattamento a breve termine per i disoccupati con carriere discontinue.

La cameriera non può essere respinta?

Il testo rileva inoltre che il campo di applicazione della norma che prevede il blocco dei licenziamenti non è chiaramente definito e sembra includere anche i rapporti di lavoro domestico, per i quali l’accesso a misure supplementari di sostegno straordinario per Naspi non è pianificato: se, da un lato, protegge i lavoratori, dall’altro implica un aumento dei costi sostenuti dalle famiglie per questo tipo di servizi. In breve, la questione del lavoro domestico e la questione di come sostenere, nei prossimi mesi, un numero crescente di disoccupati, in particolare ex lavoratori precari, dovrebbero essere chiariti, secondo la banca centrale.

Aziende e famiglie

Un altro capitolo delle osservazioni di via Nazionale riguarda le misure di sostegno alle imprese. La dotazione aggiuntiva di 1,5 miliardi al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese potrebbe essere sovradimensionata perché, con le risorse già disponibili, consentirebbe al Fondo di garantire nel 2020 un potenziale di circa 60 miliardi di nuovi prestiti, un volume superiore agli importi dei prestiti garantiti alla fine del 2019 (47 miliardi). Più in generale, la Banca d’Italia suggerisce un’attenta analisi costi-benefici per garantire che le risorse pubbliche siano concentrate sui casi in cui si verificano condizioni difficili. Al contrario, le spese effettive per il congedo parentale straordinario, il premio per l’assistenza all’infanzia e l’estensione delle autorizzazioni pagate ai sensi della Legge 104 potrebbero essere superiori alle stime, avvertono gli esperti di Visco. Infine, un avvertimento: le risorse che il Paese prenderà in prestito devono essere utilizzate con saggezza, per far fronte all’emergenza e avviare il recupero.

Apertura di una impresa su due

Elementi utili per l’esame del decreto legislativo provengono anche dal testo inviato dall’Istat. L’Institute for Statistics rileva che, nonostante la preclusione, le imprese ancora in attività rappresentano poco meno di 2,3 milioni su 4,5 milioni di unità (il 48,7% del totale), generando circa i due terzi del valore aggiunto totale (circa 512 miliardi di euro) e il 53,1% delle esportazioni totali. Sorprendente anche il passaggio che rivela che due terzi dei lavoratori lavorano ancora (spesso da casa): dei 23,4 milioni di dipendenti in Italia, circa due terzi (66%) sono impiegati in uno dei settori di attività economica ancora attivi, per un totale di 15 milioni 434.000 dipendenti e il restante 34% (7 milioni 926.000 dipendenti) in uno dei settori dichiarati sospesi dal decreto. Anche la Corte dei conti, nelle sue osservazioni, osserva che, se nuovi interventi a sostegno dell’economia come nel dopoguerra non sono tutti settori della produzione colpiti con la stessa intensità: alcuni incontrano difficoltà importanti (in particolare hotel, ristorazione, trasporto aereo e ferroviario, intrattenimento, cinema e teatri, sport, commercio non alimentare), mentre altri si stanno sviluppando (servizi farmaceutici, sanitari, IT legati all’attivazione delle postazioni intelligente).

Letti in declino dagli anni ’90

Le cifre fornite dall’Istat su quanto accaduto al sistema sanitario dal 2010 al 2017, l’ultimo anno con i dati disponibili, saranno sicuramente discusse: il personale è diminuito di 42.861 unità (-6,7%). Nel 2017 il servizio sanitario nazionale contava 603.375 agenti, 101.100 medici (-5,9% rispetto al 2010) e 253.430 infermieri (-3,9%). Liguria, Lazio, Molise, Campania e Calabria sono le regioni che hanno registrato le riduzioni di personale più significative. In queste stesse regioni, anche l’offerta di medici e infermieri è diminuita drasticamente. Inoltre, dal 2010 al 2018, il numero di letti è diminuito in media dell’1,8%, continuando la tendenza già osservata dalla metà degli anni ’90.

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