Il cigno nero e il divario tra i sindaci

Mezzogiorno14 marzo 2020-23: 16

Da Luca, un uomo forte, Emiliano idem. Stella di Decaro da Fb, da Magistris demagogo

di Antonio Polito



Nel 2005, George W. Bush, presidente degli Stati Uniti, ordinò le elezioni per il suo secondo mandato e, nonostante i problemi della guerra in Iraq, nessuno avrebbe scommesso sulla possibilità che un democratico gli succedesse. Poi è arrivato l’uragano Katrina. Il presidente, in vacanza nel suo ranch del Texas, non sapeva come spostarsi in tempo, non capiva l’entità dell’evento atmosferico che avrebbe colpito la costa atlantica, lasciò le autorità locali per occuparsene e si ritrovò a New Orleans devastata dall’alluvione. Più di 1.800 persone sono morte e Bush da allora è crollato nei sondaggi e non si è mai ripreso. Nelle prossime elezioni, Barack Obama ha vinto.

Nel 2002 Gerhard Schroeder, il cancelliere socialdemocratico tedesco, sembrava destinato a una clamorosa sconfitta elettorale dopo il suo primo mandato, caratterizzato da impopolari tagli al benessere. Poi si sono verificate inondazioni drammatiche nelle regioni orientali del paese e il governo ha risposto in modo rapido e massiccio mobilitando 5.000 soldati e 400 milioni di euro. La coalizione SPD-Verdi ha vinto sette punti percentuali nelle settimane colpite dalle inondazioni e Schroeder ha sorprendentemente sconfitto il candidato conservatore Stoiber.

Ho detto a questi due episodi di dire che un “cigno nero”, un evento inaspettato e meraviglioso, può cambiare rapidamente le tendenze elettorali.

Due settimane fa, poche persone avrebbero scommesso un centesimo sulla rielezione di Vincenzo De Luca alla carica di governatore, anche nel suo partito, avrebbero preferito la figura del ministro Costa, sicuramente più insipido e sbiadito, ma avrebbero dovuto essere in grado di portare suffragio pentastellato (chissà quanto resta). Oggi De Luca sta diventando l’uomo forte nella lotta contro i coronavirus e, se tutto va bene, se possiamo davvero impedire all’epidemia di colpire la Campania come ha fatto in Lombardia, che rivelerebbe le carenze del nostro sistema sanitario, oggi difficile immaginare chi potrebbe minarlo nel giorno delle elezioni.

Tutto dipenderà da fattori che sono ancora imponderabili: ad esempio, non dire affatto che le elezioni si terranno nella data prevista, e non dire affatto che fino alla nuova data durerà questa rinvigorita popolarità di De Luca. Ma ovviamente, c’è solo lui in piazza oggi. A modo suo, quello che fa meglio, da parte dello sceriffo, del padre duro ma giusto, anche in grado di sistemare due schiaffi sui suoi figli, ma per il loro bene, del politico che non esita a toccare il ridicolo solo per imporre la sua retorica. Una festa che generalmente riesce meglio degli uomini a destra, ma invece De Luca si è fuso con un populismo di sinistra originale.

E il governatore della Campania non è l’unico politico del Sud ad impegnarsi in attivismo e persuasione in questa crisi. La scena del sindaco di Bari, Antonio Decaro, è stata spopolata sul web, andando in giro per il parco pubblico invitando branchi di dialetti indisciplinati a Bari a tornare a casa, invece di flanella sull’erba; così come ha spostato il video in cui è scoppiato a piangere durante una Facebook dal vivo, una scena che se ciò non fosse stato vero, il suo staff di comunicazione avrebbe dovuto inventarlo. E, sebbene con uno stile diverso dai due, anche il Governatore Emiliano è salito sul palco, unendosi al club dei severi amministratori del sud, che ricorda la Puglia che è tornata dalla Lombardia con i treni del venerdì sera per fermarsi, e il sottoposti a controlli rigorosi che speriamo abbiano dato i loro frutti.

Alla fine, è politica. I cittadini non si aspettano miracoli, grandi progetti, palingenesi o rivoluzioni da chi ci governa; ma, più semplicemente, la capacità di gestire le emergenze, di essere lì quando necessario, di alleggerire le preoccupazioni delle persone; e che, inclusa la più folle delle emergenze, richiede più che mai leader capaci di guidare il pubblico, anche quelli che hanno capito in ritardo o non hanno ancora capito la gravità della situazione.

La risposta del sindaco di Magistris a Napoli fu completamente diversa. Di fronte a questo dramma nazionale e di fronte al tentativo ampiamente riuscito di creare solidarietà nazionale nel dramma, non trovò niente di meglio che iniziare a recitare nel neo-borbonico, eccitando il sentimento anti-nordico di un partito della popolazione del sud: se il contagio fosse iniziato dalla Campania e non dalla Lombardia – ha affermato – il primo decreto sarebbe stato quello di sparare a sud a vista. Con questa conclusione in bellezza la sua parabola del demagogo, e confermando ancora una volta non all’altezza della qualità e dell’umanità della città che governa.

14 marzo 2020 | 23:16

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