Coronavirus, regioni e tamponi: kit campani, test sierologici toscani

Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, lo ha detto chiaramente: prova, prova, prova. In altre parole, i controlli dovrebbero essere estesi il più possibile per verificare che, oltre ai sintomi, sia positivo per il coronavirus. Ma in Italia il messaggio, forse perché non è mai stato scritto, è arrivato un po ‘debole e, secondo l’usanza, è stato accettato in modo diverso. Di conseguenza, in assenza di un contributo nazionale univoco e definito, ciascuna Regione ha deciso di procedere da sola. Ogni governatore ha adottato la propria soluzione. Vediamo la mappa.

nord

In Veneto, Luca Zaia aveva programmato di estendere il tappeto. Quindi ci pensa parzialmente. Ora vuole usare la tecnica dei “cerchi concentrici”. Ad Aria che tira, su La7, ha dichiarato: “Non realizziamo tappeti ma secondo il metodo e i criteri. Ci regoliamo controllando i contatti positivi e con il metodo dei cerchi concentrici raggiungiamo un raggio di cento metri “. In Lombardia, la regione che sta rendendo il più grande tributo all’epidemia, i campioni vengono prelevati solo da pazienti sintomatici gravi ricoverati in strutture sanitarie (oltre 50.000 sono già stati fatti). In Piemonte, seguire la strada lombarda. Anche se in questi giorni, su richiesta dei sindacati, il governatore Alberto Cirio ha chiesto di estendere il tampone a tutti i medici e le infermiere coinvolti nella lotta contro il virus.

Al centro

La Toscana, da parte sua, desidera seguire un percorso alternativo che è già stato criticato da alcuni esperti. La Regione ha ordinato l’acquisto di 500.000 test sierologici da dare come priorità alle persone più esposte al rischio di contagio, vale a dire medici e paramedici (oltre 60.000 persone). Al contrario, i tamponi convenzionali sono fatti per tutti coloro che vengono in ospedale. In Emilia-Romagna, il governatore Stefano Bonaccini ha dichiarato di voler estendere il più possibile i test, favorendo anche l’assistenza sanitaria nel suo caso. Nelle Marche, si prevede di procedere sul campo, compresi quelli asintomatici. L’obiettivo è produrre 800 tamponi al giorno. Nel Lazio, la soluzione adottata consisteva nel testare solo i sintomi e i pazienti asintomatici che avevano dichiarato di essere stati in contatto con persone infette.

a sud

In Campania, il governatore Vincenzo De Luca ha acquistato un milione di “kit di anticorpi” in Cina, test rapidi che, anche se non forniscono prove al 100% dell’infezione, aiutano a prima panoramica e gestione dell’emergenza. In Puglia, il collega Michele Emiliano non vuole pensare a un gran numero e vuole che i tamponi vengano prodotti principalmente per i sintomi e per i medici e gli infermieri. In Sardegna, oltre ai criteri adottati dalla Puglia, il governatore Christian Solinas ha deciso di testare i 21.000 dipendenti regionali. In Calabria con buffer, stiamo procedendo lentamente. Sono effettuati su pazienti sintomatici che arrivano in strutture sanitarie. Ma il governatore Jole Santelli chiede che il numero di test sia aumentato. In Sicilia, infine, il Governatore Nello Musumeci ha deciso di testare tutti i sintomi mentre per gli operatori sanitari è stato deciso di testare solo coloro che lavorano in servizi dedicati.

19 marzo 2020 (modifica il 19 marzo 2020 | 16:18)

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