Ciao, sconfiggendo il regionalismo – CorrieredelMezzogiorno.it

Mezzogiorno10 marzo 2020 – 12:39

L’urgenza del coronavirus può aiutare a cambiare un sistema sanitario in collasso

di Pasquale pellegrini



Il coronavirus ne evidenzia alcuni difetti del prodotto del paese. Una cosa è chiara: venti servizi sanitari regionali non lo rendono un servizio nazionale. Per capirlo, non ci è voluto molto, è stato sufficiente analizzare i dati relativi alla mobilità per motivi di salute, uso del settore privato e intramonia. In effetti, da qualche tempo, il campanello d’allarme degli esperti ha suonato sul basso numero di medici, sull’insufficienza dei mezzi del Servizio sanitario nazionale. La questione non poteva essere evitata dalla politica, quindi non lo era. Ogni regione ha sempre chiesto allo stato di più per la salute, ma pochi hanno lavorato per un modello di salute uniforme in tutta Italia. Molte domande a cui la politica avrebbe dovuto rispondere. Ad esempio, quanti letti dicono i residenti? Come ridurre gli sprechi? Come aumentare l’efficienza del sistema? Come comportarsi in presenza di liste di attesa? Tuttavia, ogni regione ha seguito il proprio percorso. stato buono? da dire presto.

coronavirus La Puglia evidenzia anche una verità che la comunità scientifica conosce bene: come la ricerca, un settore osmotico, aperto e che non si può pensare con limiti territoriali, lo stesso per il sistema sanitario. La complessità delle soluzioni diagnostiche, terapeutiche e organizzative supera i limiti territoriali, che lo accettiamo o meno. In un contesto così complesso, ha ancora senso parlare di regionalismo differenziato? Il buon senso e la razionalità direbbero di no. In effetti, sarebbe consigliabile riconsiderare una visione unitaria e uniforme su tutto il territorio.

Su queste domande la politica dovrebbe riflettere ora e non rinviare ulteriormente. Le prossime consultazioni elettorali regionali potrebbero essere l’occasione per porre almeno la domanda. Il centro-sinistra, attraverso la sua storia, potrebbe essere guidato da questa battaglia non per il centralismo, ma per un vero diritto alla salute e all’uguaglianza per tutti i cittadini, come previsto dalla Costituzione. Poiché la salute non può essere posta allo stesso livello del turismo o del patrimonio culturale, risulta da molte variabili, dalla ricerca scientifica ai modelli terapeutici e organizzativi, dal numero di medici al numero di letti e comunicazione; un sistema complesso che non consente visioni ristrette o aziendali. Distribuendo le mappe, il coronavirus potrebbe forse aiutare il Paese a migliorare. Ma la politica può cogliere l’occasione o perdersi in controversie e accuse?

10 marzo 2020 | 12:39

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