Olio su tela – Disagio su ascensore, 90×60

Olio su tela – Disagio su ascensore, 90×60

31/03/2019 0 Di Davide Musso
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Sapete cosa c’è di più imbarazzante di una scorreggia al primo appuntamento, più inquietante di un sabato sera con Maria De Filippi, più agghiacciante di una pizza all’ananas e più difficile che trovar parcheggio durante una fiera di paese? No, non è dare torto a vostra moglie sperando di uscirne integri, quella è fantascienza spinta, la prova più dura di tutte è entrare in ascensore insieme ad estranei e non finire disintegrati tra le maglie del disagio.

I migliori studi effettuati dalle peggiori università del Connecticut non sono riuscite a trovare un’adeguata spiegazione al fenomeno, quindi mio malgrado sarete costretti ad accettare le mie conclusioni. L’imbarazzo misto a pruriginoso fastidio che ci assale saliti (non mi scuso per la rima) in ascensore è palese, ecco nel dettaglio cosa succede nella nostra mente in quei pochi secondi. Il dialogo che segue è tratto da una storia talmente falsa da essere vera.

Estraneo: “Salve”
Io: “Salve…”
E: “A che piano va?”
Io: “Ottavo”
E: “Ah ok, allora scendo prima io”
Io: “Ssi…” (Buonoo, speriamo sia il primo piano così si toglie subito dalle palle)
-Intanto l’ascensore sale ed io penso (Parlo? Non parlo? E se parlo che dico? Mi giro? A chi guardo? E Dove? Mi gratto la faccia? C’è puzza, avrà scorreggiato? Se non l’ha fatto lui penserà che sono stato io? Sono veramente stato io? Chi sono io?).
Intanto il mio compagno di salita senza guardarmi abbozza una frase “caldo oggi eh?” e mentre lo dice gioca con le chiavi di casa tra le mani creando un fastidiosissimo rumore.
Io: “eh, sii, caldo”, (che rotturaa sto scassapalle, perché non sta zitto…ma non doveva scendere prima?)
E: “Lo sa, dicono che deve aumentare” esattamente come aumenta il rumore di chiavi e in modo direttamente proporzionale la mia voglia di spalmargli la testa contro lo specchio dell’ascensore.
Io: “già”, sorrido falsamente e penso (siamo ancora al quarto piano, Dio mio, ma poi com’è vestito, secondo me è lui che puzza, e non è stato un pirito, fa proprio fetore di suo, e quelle maledette chiavi che strusciano tra tanti cliq, tin, chik, trik, tin, tin)
-DIN, “arrivato, buona serata” dice sempre fissando le chiavi di casa come se dovesse usarle per aprire la porta dell’ascensore.
Finalmente solo, DIN, ottavo piano, si aprono le porte, trattengo il fiato, divento paonazzo, la puzza aumenta, stavolta ho la certezza del colpevole e soprattutto che non sarà piacevole per il prossimo che salirà a bordo. 
Sipario

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