Nulla da fare, va di moda il gialloblù: rosanero beffati dalla giustizia sportiva

Nulla da fare, va di moda il gialloblù: rosanero beffati dalla giustizia sportiva

24/07/2018 0 Di Alfredo Minutoli
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di Alfredo Minutoli

Gloriosi club costretti (Bari, Cesena e con tutta probabilità Avellino), da gestioni societarie insane, a ripartire dalla serie D, un altro, altrettanto rispettabile (leggi Catania) che, paradosso dei paradossi, nonostante la retrocessione in Lega Pro con 12 punti di penalizzazione  – sentenziata tre anni fa dal Tribunale nazionale della Figc in seguito alla vicenda delle partite comprate dal presidente Pulvirenti -, grazie al ripescaggio potrebbe ritrovarsi nella serie cadetta senza averla acquisita attraverso meriti sportivi, e altri due ancora, Parma e Frosinone, ai quali questi ultimi non sono evidentemente bastati per ottenere la promozione in serie A in maniera cristallina.

L’ennesimo pastrocchio all’italiana è servito, con la Figc che, se nelle questioni finanziarie dei club, qualora vengono ravvisate anomalie, attraverso la Covisoc mostra la dovuta intransigenza, quando si tratta di pronunciarsi sull’etica e la lealtà sportiva sembra invece divenire  malleabile e pronta a reinterpretare persino il regolamento (o meglio, a dribblarlo, come dimostra la richiesta del tentativo di illecito sportivo riconosciuto esclusivamente nel comportamento di Calajò, squalificato per due anni, per una sentenza che ha tolto la responsabilità oggettiva al club emiliano,  sanzionato con cinque punti di penalizzazione da scontare nel prossimo campionato).

Grave, gravissimo errore, praticamente un autogol, perchè, in una fase di rinascita del sistema calcio italiano, profondamente toccato dall’esclusione della nazionale azzurra dal mondiale, è proprio dai più sani valori che bisognerebbe ripartire. Se mancano questi, il rischio è che la perdita di credibilità, di immedesimazione, e dello stesso coinvolgimento  da parte dei tifosi di fronte ad una partita possa divenire una naturale conseguenza, e basta dare un’occhiata ai commenti sui social per toccare con mano l’umore della gente sull’argomento: c’è chi minaccia di non mettere più piede in uno stadio, chi di fare disdetta dalle pay tv e chi invece non aspetta altro che inizi il campionato perchè, “non appena il Palermo si trova in difficoltà, se non ci pensano i giocatori i palloni in campo li tiriamo noi”; tutto questo a dimostrazione che, qualora la sanzione punitiva di un regolamento non viene applicata come previsto, a creare insidiosi precedenti non ci si mette poi tanto.

Insomma, caos sopra caos, e non è soltanto un discorso di parte, se è vero come è vero che sono stati innumerevoli gli attestati di solidarietà alla società e al popolo rosanero da parte del mondo del tifo, basito per i palloni lanciati in campo dai tesserati del Frosinone forse ancor più degli  altrettanto gravi messaggini di Calajò ai colleghi dello Spezia.

Adesso, come un leone, ruggisce il Presidente Zamparini, pronto a ricorrere alla Corte d’appello nel tentativo di ribaltare la classifica finale della serie cadetta e a fare causa al Parma per 50 milioni qualora dovesse verificarsi una “nuova sconfitta” in aula. “Sono stati talmente stupidi da riconoscere l’esistenza di un reato – afferma il patron -, hanno sbagliato la sanzione. Voglio vedere come faranno a dire che non è successo nulla, in appello. Hanno ammesso il reato, senza però dargli una sanzione su Spezia-Parma, è assurdo”. Da parte sua, l’ultimo, estremo tentativo di portare a casa quella promozione che, lo sa anche chi sconosce il colore della maglia del Palermo, con un pizzico di oculatezza gestionale in più, poteva essere ottenuta in campo (addirittura comodamente) anzichè attraverso i tribunali. 

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