Igor D’India, videomaker giramondo con Palermo nel cuore

Igor D’India, videomaker giramondo con Palermo nel cuore

29/06/2018 0 Di Alfredo Minutoli
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di Alfredo Minutoli

Dai rally in Africa e Mongolia ai viaggi in autostop dal Canada all’Alaska (dove è tornato durante l’ultimo inverno per raccontare la vita nell’Artico dei nativi Gwitch’in ai tempi del Climate Change), dalle navigazioni in zattera lungo i fiumi del Belize passando per le spedizioni a Cuba e sul fiume Mekong in Laos; insomma, sarà perché di mondo ne ha visto davvero tanto, fatto sta che nel caso di Igor D’India, documentarista palermitano classe 84’, il “richiamo della foresta”,  proprio di chi vuole ritornare alle radici, assume un significato ancora più pregno di valore: “non potrebbe essere altrimenti  – afferma il videomaker che nel 2005, colpito dalla strage di bambini in seguito ad un attacco terroristico, si recò nell’Ossezia del nord, in Russia, per girare il documentario inchiesta dal titolo “Le finestre di Beslan”, che l’anno successivo gli valse  il Premio Speciale del Bizzarri Film Festival -, soprattutto per un isolano e a maggior ragione se nativo di una terra fantastica come la Sicilia; ho tanti amici che lavorano fuori e che hanno fatto scelte di vita personale e professionale importanti pur di tornare a Palermo, a testimonianza di un legame che è quasi impossibile da spezzare. Anzi, credo che le esperienze maturate fuori, magari in posti più efficienti e organizzati, non debbano causare malanimo e risentimento quanto piuttosto la voglia di metterle a disposizione del luogo dove si è nati, con l’intento di migliorarlo; viceversa, questa triste emorragia di giovani e meno giovani costretti a emigrare per mancanza di lavoro sarebbe da considerare come la più amara delle fughe”.

Una città affascinante quanto difficile la sua, tanto da fargli dichiarare: “pur sentendomi parte integrante della comunità palermitana, non posso non ammettere che tanti sono gli aspetti che critico e dai quali ho voluto prendere le distanze, alcuni capaci di causarmi il voltastomaco, ma proprio per questo motivo sento il dovere di dare un contributo nell’ottica del cambiamento.

Già, il tanto auspicato cambiamento che, con “Manifesta 2018” si spera possa definitivamente essersi messo in moto. “Quanto sta accadendo in questi giorni a Palermo grazie alla biennale d’arte contemporanea è importante ma da solo potrebbe non bastare – afferma Igor D’India -; l’impegno, di tutti, da chi amministra ai semplici cittadini deve essere costante e non solo circoscritto a determinate zone. In buona sostanza non esiste esclusivamente il centro quale area capace di attrarre turismo e di conseguenza produrre lavoro; ce ne sono tante altre che, se adeguatamente attenzionate, sarebbero capaci di stravolgere in meglio l’assetto socio-urbanistico di Palermo con eccezionali ricadute anche per quanto riguarda il tessuto economico”.

A questo punto dell’intervista, inevitabile, esce fuori il discorso legato al fiume Oreto, area del capoluogo siciliano particolarmente cara a Igor che, già nel 2010, per conto della serie tv The Raftmakers ( il cui scopo è mostrare  gli effetti dei cambiamenti climatici) ne aveva risalito le acque. “Purtroppo, quarant’anni di cattive abitudini dei cittadini, unite al controllo inesistente del territorio da parte delle autorità preposte, hanno reso, in particolare la parte bassa del fiume simile ad una fogna a cielo aperto. Adesso, per ripristinare tutto e riuscire a realizzare il progetto del parco urbano dell’Oreto ci vorrebbe un impegno congiunto e protratto nel tempo che veda coinvolte tutte le parti”.

L’amore per il Sile, uno dei fiumi di risorgiva più lunghi d’Europa che scorre in Veneto, da sempre importante risorsa per gli abitanti del luogo, capaci pian piano di rivalorizzarlo dopo essersi uniti in opere di pulizia e in battaglie sociali e politiche, o ancora l’incredibile storia del Turia, il fiume di Valencia il cui letto, inizialmente destinato a trasformarsi in un’autostrada urbana è poi divenuto uno dei parchi verdi più originali d’Europa, potrebbero servire da modello per le ambizioni dell’Oreto, che intanto, per vedere la luce si affida alla raccolta firme per il Fai. “Ad oggi, con poco più di 4000 voti la causa per il nostro fiume  (https://www.fondoambiente.it/luoghi/fiume-oreto?ldcsi piazza al terzo posto. Siamo in competizione con altri luoghi cosiddetti del cuore e la cosa mi fa ben sperare, perché si sa, quando c’è da tirare fuori sentimento  e orgoglio i palermitani rispondono sempre presente. In merito – aggiunge Igor D’India – si sta facendo rete tra le associazioni, i cittadini, gli esercizi commerciali e i comitati nati sui social. L’eventuale vittoria finale, al di là del premio in denaro (il primo classificato otterrà un premio di 50mila euro, mentre al secondo e al terzo andranno rispettivamente 40 e 30mila euro. ndr), sarebbe da considerarsi tutt’altro che simbolica, in quanto rappresenterebbe  piuttosto, il successo di un’intera comunità, capace finalmente di avviare, a distanza di quarant’anni, un dialogo serio con le istituzioni, Legambiente, wwf e professori universitari, tutti sollecitati grazie alle migliaia di visualizzazioni, condivisioni, opinioni e commenti seguiti al famoso video“.

Sensibilizzare, ai più svariati livelli, sembra dunque essere la parola d’ordine, perché, come esclamò il Dott. Frankestein di Mel Brooks, anche a Palermo “SI…PUO’…FARE!!!”: “perché no  – afferma Igor D’India -; da fin troppo tempo i palermitani associano l’Oreto  più al congestionato ponte di Viale Regione Siciliana che alla valle o al fiume stesso, ed è proprio per questo motivo che, grazie al comitato, alle cooperative turistiche e alle aziende che hanno deciso di supportarci, a partire da luglio e settembre vogliamo organizzare delle escursioni : l’obiettivo è ripristinare il legame tra il fiume, le cui acque, nonostante si faccia fatica a crederlo, un tempo accoglievano persino i bagnanti, e tutta la popolazione, non solo quella che abita lungo le sue sponde, che, già dedita alla coltivazione bio e alla produzione di miele, potrebbe giovarsi del cambiamento per fare conoscere la bontà del proprio lavoro. Vogliamo dare alla cittadinanza la gioia di riscoprire un posto bellissimo, del quale si erano perse le tracce, capace, tra un’ansa e l’altra di schiudere paesaggi mozzafiato, quali vallate, montagne, vegetazione rigogliosa e persino un’interessante fauna (uccelli palustri, Aironi cenerini e Aironi guardabuoi, sterne, gallinelle d’acqua, svassi, rettili, carpe e nel periodo invernale persino cormorani)”.

 

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