Davanti ai 30.000 del Barbera il Palermo batte il Frosinone e pregusta la A

Davanti ai 30.000 del Barbera il Palermo batte il Frosinone e pregusta la A

14/06/2018 0 Di Alfredo Minutoli
CONDIVIDI ---> FacebooktwitterFacebooktwitter

di Alfredo Minutoli

Il Palermo che vince in rimonta sul Frosinone (2-1) la gara d’andata della finale dei play off, regala una notte magica al suo popolo, accorso in massa al Renzo Barbera per il nuovo record di presenze stagionali (sfiorate le 30.000 presenze). Dentro la cornice di uno stadio tornato ad incutere timore agli avversari, i rosanero di mister Stellone capiscono che non è serata in cui è concesso steccare, e sulla base di questa convinzione sfoderano una gara tutta grinta.

Neanche l’eurogol in apertura di Camillo Ciano, non nuovo a simili imprese balistiche smonta l’arrembante Palermo, che, pur non costruendo chissà quali e quante palle gol, riesce tuttavia a stringere in una morsa soffocante i ciociari, fino ad agguantare il meritato pareggio con uno dei più attesi protagonisti della serata: Nino La Gumina, ormai beniamino indiscusso della folla, trascinatore nonchè indomito lottatore (a dire il vero fino a quel momento mai pericoloso), si inventa il gol che vale il prezioso pareggio, e lo fa proprio un attimo prima che l’arbitro Chiffi fischi la fine del primo tempo. Un gol da attaccante di razza, l’ennesimo di una seconda parte di stagione che, prestazioni e numeri  alla mano, lo consacra tra i migliori prospetti in circolazione del suo reparto.

Un uragano di applausi accompagna i nostri durante il rientro negli spogliatoi, con Nestorovski, tornato dinamico e famelico come ai bei tempi, ad incitare la folla affinchè vengano alzati i decibel dell’entusiasmo. Al rientro in campo nè Stellone nè Moreno Longo, nella stagione 97/98 compagni di squadra nella Lucchese allenata da Gigi De Canio,  apportano modifiche ai rispettivi undici, tanto che il canovaccio della gara rimane invariato. A fare la partita rimangono i siciliani, che in  vista del ritorno di sabato al Benito Stirpe, pur stando attenti a non  prestare troppo il fianco, continuano a mantenere un atteggiamento aggressivo nella speranza di trovare il varco o l’episodio giusto nella munita retroguardia laziale: ci vuole il raddoppio, assolutamente, perchè a causa del migliore piazzamento in classifica del Frosinone, per sperare di andare in A, almeno una partita il Palermo deve necessariamente vincerla.

L’attesa è spasmodica, il tempo scorre inesorabile e la contesa si fa un tantino più accesa. Come di norma, quasi fossero beccate da cecchini, le maglie gialle cominciano a cascare in mezzo al campo a ripetizione per poi ristabilirsi un attimo dopo. Il pubblico si indispettisce ma non cessa un attimo di incoraggiare la squadra, adesso rimodulata in corsa dal proprio allenatore, che ricorre all’estro di Trajkovski (dal 68° al posto di un generoso Rispoli, mentre al 76° è Szyminski a rilevare l’ammaccato Struna) per dare ulteriore imprevedibilità ad una manovra fino a quel momento orchestrata a dovere dall’estro di Coronado (dai piedi del brasiliano le incursioni offensive più pericolose)  e dalle geometrie oltre che dal fosforo di un onnipresente Jajalo. L’episodio fausto all’81°, su azione d’angolo, allorchè una sfortunata deviazione verso la propria porta dell’ex primavera rosanero Terranova fa venire giù il Barbera. 2-1 e grande passo avanti verso la A.

L’inerzia passa in mano ai ciociari, che, dal 78°con Citro in campo al posto di Ciano (al 63° Frara ha sostituito l’infortunato Paganini), rischiano di pagare a caro prezzo un atteggiamento fin troppo rinunciatario che ora li vede chiamati a vincere necessariamente la gara di sabato sera (basterebbe anche l’1-0 al team di Longo per festeggiare il ritorno nella massima serie e questo grazie al miglior piazzamento finale rispetto ai rosa, che però adesso possono contare su due risultati su tre) . Mancano circa nove minuti al novantesimo (minuto che vede l’uscita dal campo di un acclamato La Gumina rilevato da Rolando), c’ è da stringere i denti e il Palermo lo fa benissimo, riuscendo a tenere lontani Dionisi e compagni dalla propria area di rigore anche nel corso dei cinque i minuti di recupero accordati dall’arbitro. Il triplice fischio è una festa che, pur consapevoli di essere a metà dell’opera, avvicina ancora di più Palermo al Palermo. 

CONDIVIDI ---> FacebooktwitterFacebooktwitter