Il Palermo di Stellone fa ben sperare o quasi: cuore e disgrazie altrui per la A

Il Palermo di Stellone fa ben sperare o quasi: cuore e disgrazie altrui per la A

06/05/2018 0 Di Alfredo Minutoli
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di Alfredo Minutoli

L’effetto Stellone sembra stia prendendo progressivamente corpo, tant’è che ieri contro la Ternana, per almeno 75 minuti il Palermo ha finalmente fatto vedere il calcio voluto dall’allenatore romano che ha scritto le pagine più importanti della storia del Frosinone (a proposito, i ciociari vincendo di misura sul Carpi hanno mantenuto il punto di vantaggio in classifica sui rosanero, in attesa di sapere cosa farà questo pomeriggio il Parma in quel di Cesena per una lotta alla promozione diretta che più incerta non si può).

E se contro il Bari, nel corso di una gara condizionata dalla paura di perdere, la prova del Palermo era stata deludente da questo punto di vista, contro i rossoverdi sono arrivate finalmente le conclusioni nello specchio della porta, la capacità di non esporre la propria difesa ad eccessivi pericoli e quella tattica del “mordi e fuggi” che sembra avere trovato nella coppia La Gumina Moreo gli interpreti ideali. Assieme a Rolando, autore di una prova autoritaria oltre che del terzo gol, e in attesa del miglior Coronado (ha forse sofferto la posizione defilata sulla sinistra il brasiliano, apparso poco brillante anche se sempre prezioso in qualità di assist man), è proprio grazie alla punta palermitana e a quella milanese che i tifosi possono sperare in un finale di stagione da assoluti protagonisti.

Due intuizioni tattiche a loro modo rivoluzionarie, in un gruppo che durante la stagione ha sempre sofferto nel trovare una precisa identità e che sembrava essersi avvitato in un’idea di gioco monotematica, con Stellone bravo, dovendo fare di necessità virtù causa assenza di Nestorovski, nel cavalcare il momento magico di Nino, ancora più insidioso sotto porta (con la doppietta di ieri sono ben 8 le marcature stagionali del capocannoniere del Torneo di Viareggio di due anni fa) perchè sgravato da eccessivi compiti di ripiegamento proprio grazie al movimento dell’ex torre del Venezia.

Nel pomeriggio del Liberati però, non tutto ha funzionato a dovere, come dimostra l’ennesimo, scioccante finale di gara (coinciso con l’uscita di Rolando, il migliore in campo) in cui il Palermo è stato capace di resuscitare avversari giunti ad un passo dall’impresa storica. E se Finotto, che al 79′ aveva già segnato quello che poteva sembrare il semplice gol della bandiera, sul capovolgimento di fronte seguito allo scellerato errore sotto porta di Trajkovski, non avesse steccato la conclusione del 3-3 (il 3-2 lo aveva segnato Tremolada all’83’), sfumata la vittoria e le residue speranze di promozione diretta,  mancanza di tenuta e di personalità  di questo gruppo sarebbero stati aspetti ancor più evidenziati.

Adesso, quando mancano 180 minuti al termine di quello che potrebbe passare alla storia come il campionato dei rimpianti, lo sprecone Palermo di certezze ne ha tre: vincere al Barbera col Cesena, espugnare l’Arechi, e sperare nelle disgrazie altrui.   

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