Stellone ci prova ma il Palermo è quello: contro il Bari il più amaro dei pareggi

Stellone ci prova ma il Palermo è quello: contro il Bari il più amaro dei pareggi

01/05/2018 0 Di Alfredo Minutoli
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Alfredo Minutoli

Dal miele al fiele nel giro dei dieci minuti finali più caotici e bollenti della stagione. Sintetizziamo così ciò che hanno dovuto provare i quasi 19.000 spettatori del Barbera (nuovo record stagionale) quando, al gol liberatorio di La Gumina, giunto all’80° su assist di Moreo (subentrato al 63′ a Gnahorè),  ha risposto a un minuto dal 90′ Nenè, capitalizzando a sua volta la sponda di testa di Floro Flores, altro giocatore partito dalla panchina (subentrato al 68′ a Cissè) per due felici intuizioni dei rispettivi allenatori.

Questo per dire che Palermo-Bari 1-1 è stata innanzitutto una partita a scacchi, tra due squadre attente innanzitutto a non  prenderle e per questo poco propense ad osare, e che, in particolare nel corso di un primo tempo avaro di emozioni hanno quasi lasciato presagire che un salomonico pareggio sarebbe stato in fondo il risultato più probabile. Ad essere sinceri, sempre per quanto concerne la prima parte della gara, per compattezza di manovra, per possesso palla e volontà di cercare la via del gol, ai punti avrebbe certamente meritato qualcosa in più il Palermo (per due volte ci ha provato La Gumina, al 27′ anticipato d’un soffio da Gyomber in seguito ad un assist di Rispoli e al 37′ con un colpo di testa fuori dallo specchio della porta, e una Coronado, al 40′ con un tiro deviato in corner al culmine di una bella azione personale), anche se sarebbe altrettanto poco obiettivo non riconoscere che le uniche conclusioni pulite all’indirizzo della porta avversaria sono stata di marca biancorossa, al 23′ con  Balkovec, il cui sinistro da fuori area è sfilato di poco sul fondo e al 39′ con Nenè, il cui tiro secco si spegne di poco a lato alla destra di Pomini. Giallo nel finale, quando Rolando viene atterrato in area dopo uno scontro con Gyomber senza che l’arbitro Aureliano ravvisi alcuna scorrettezza.

La ripresa comincia con la squadra di Stellone un tantino contratta, senza che comunque gli ospiti, tornati al 4-3-3 con l’ingresso di Galano al posto di Empereur  riescano a combinare granchè, anzi, al minuto 68′, l’urlo dello stadio rimane strozzato in gola per l’occasione più ghiotta dell’intera partita, capitata sulla testa di Moreo, che schiaccia un assist tagliato di Rispoli dalla destra senza inquadrare lo specchio della porta. Ci sono ancora venti minuti da giocare, e l’ingresso dell’esperto Floro Flores al posto dell’evanescente Cissè, pronto ad affiancare in avanti Galano e Nenè non promette proprio nulla di buono (due le conclusioni del napoletano murate dalla retroguardia siciliana).

Il tempo scorre e si ha la sensazione che solo il classico episodio possa cambiare l’inerzia della gara, quello che, come detto, giunge a dieci dal termine, quando la sponda di Moreo permette a La Gumina di trafiggere da distanza ravvicinata Micai per l’insperato vantaggio che fa esplodere di entusiasmo lo stadio (1-0). Cinque minuti ancora e l’atmosfera diventa letteralmente rovente, sugli spalti, dove volano seggiolini tra gli esagitati ultras pugliesi (come al solito sommari e inconcludenti si sono rivelati i controlli effettuati da chi è preposto ad evitare che all’interno di uno stadio filtrino bombe carta, dal momento che durante i novanta minuti almeno una decina ne sono state esplose dalla tifoseria ospite) e i fans rosanero della curva sud, e in campo, dove Marrone si fa cacciare fuori per doppia ammonizione.

Sembra ormai tutto in discesa per i padroni di casa se non fosse che nel calcio “partita finisce quando arbitro fischia”: a gelare lo stadio ci pensa Nenè, per un pari che, per come si erano messe le cose lascia l’ennesimo amaro in bocca al Palermo e ai suoi tifosi e regala un gran sorriso ai biancorossi, ridotti in nove causa rosso diretto all’indirizzo di Henderson autore di un brutto intervento su Rolando al 90′. La battaglia del Renzo Barbera, nonostante la rivoluzione tattica di Stellone, ribadisce e sottolinea ancora una volta tutti i pregi e i limiti di un gruppo che, in fondo, sta raccogliendo nè più nè meno di quanto merita. E nonostante il giochino della speranza nelle disgrazie altrui non sempre riesce, se domani, il Parma in casa contro la Ternana e il Frosinone fuori a Brescia dovessero steccare nuovamente, significa che lassù c’è davvero qualcuno che vuole questa squadra in A. 

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