Il Venezia affonda nella laguna un Palermo senza personalità

Il Venezia affonda nella laguna un Palermo senza personalità

27/04/2018 0 Di Alfredo Minutoli
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di Alfredo Minutoli

Alla vigilia della delicata trasferta di Venezia, caratterizzata dalle pesanti assenze di Coronado e Nestorovski su tutti, in casa Palermo si sperava che lo spirito di gruppo, e l’orgoglio ritrovato sulla scorta della bella prova casalinga offerta contro l’Avellino, in qualche modo potessero compensare la situazione di emergenza con cui Tedino ha dovuto fare i conti in settimana.

Nulla di tutto ciò è avvenuto questa sera al Pier Luigi Penzo, dove l’unica squadra scesa in campo è stata quella di Pippo Inzaghi, ben disposta, aggressiva, nonchè sospinta senza sosta da una tifoseria che, come i propri beniamini, ha dimostrato, a ragione,  di credere fermamente al raggiungimento della promozione diretta (i neroverdi, quando mancano quattro turni alla fine della regular season si sono portati a soli tre punti dal Palermo). Stendere un velo pietoso sulla prestazione complessiva dei rosanero potrebbe sembrare una frase fatta ma tant’è, considerata innanzitutto l’imbarazzante sterilità di un reparto offensivo incapace, come spesso accaduto durante la stagione di mettere in apprensione la retroguardia avversaria, con l’estremo Audero che in particolare nel primo tempo avrebbe, sul serio, potuto assistere dalla tribuna alla prestazione dei suoi scatenati compagni.

Con due missili da fuori area i lagunari hanno messo subito in chiaro le cose: il primo all’11’ a firma del centrocampista rumeno Suciu,  lo scorso anno alle di pendenze di Tedino al Pordenone, il secondo cinque minuti più tardi grazie ad un altro mediano, lo slavo Stulac, per un uno due che ha finito per indirizzare fortemente le sorti del match. Soltanto nel primo quarto d’ora della ripresa, con Moreo in campo (dal 49′ al posto di Accardi per dare manforte agli impalpabili Trajkovski e Lagumina), i siciliani hanno dato segnali di vita, cercando con un minimo di convinzione in più quel gol che avrebbe probabilmente riaperto la gara.

E invece, al 64′, trovando in mischia lo spiraglio giusto, Sinisa Andelkovic, per tante stagioni baluardo della difesa rosanero, l’ha definitivamente chiusa siglando il 3-0. Una punizione pesante ma giusta, che mette a nudo tutta l’impotenza di una squadra che non può prescindere da Coronado, il suo giocatore di maggiore estro e inventiva. Quando manca il brasiliano, come definito da Tedino pedina insostituibile, a risentirne è l’intero gioco, aspetto che lo stesso match analyst Adriano Bacconi avrà sicuramente notato. Puoi girarla come vuoi, puoi studiare tutte le alchimie tattiche possibili ma, se a mancare è l’ex Trapani i guai sono seri.

A Venezia è saltata subito all’occhio la mancanza di personalità, soprattutto a centrocampo, laddove nè Gnahorè in fase propositiva tanto meno Jajalo partendo da posizione più arretrata hanno saputo assicurare. E ad un certo punto, quanto meno per tentare di creare un argine alle folate offensive di Marsura e compagni, capaci di puntare una difesa messa ripetutamente alla berlina,  si è persino rimpianto il mancato schieramento di un mastino come Murawski (entrato ad un quarto d’ora dalla fine al posto del francese a giochi ormai fatti). C’è da raccogliere i cocci adesso, ancora una volta facendo quadrato e sperando che a steccare siano anche le dirette concorrenti se in A si vuole andare dalla porta principale. Cosa che nell’altro anticipo della 38^ giornata, battendo al San Nicola per 1-0 la Virtus Entella, non ha fatto il Bari, prossimo avversario dei rosanero nel posticipo serale in programma lunedì  30 aprile al Barbera. 

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