Palermo secondo ma stanco e confuso, per il finale serve altro

Palermo secondo ma stanco e confuso, per il finale serve altro

08/04/2018 0 Di Alfredo Minutoli
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di Alfredo Minutoli

Il Palermo che stecca contro il Pescara una gara che andava affrontata con ben altro piglio è un campanello d’allarme che a otto giornate dal temine della regular season non può essere sottovalutato, perché se davvero si vuole puntare alla promozione diretta, o si gioca con la bava alla bocca per gli interi novanta minuti oppure si continuerà a lasciare punti a destra e a manca come è capitato nelle ultime due gare di campionato.

Così come a Parma, fatta eccezione per alcuni frangenti, anche ieri contro i ben disposti adriatici il pallino del gioco è spesso sfuggito ai rosanero, dopo il vantaggio di Coronado (altra prodezza del brasiliano, il migliore dei suoi), se non proprio messi alle corde, comunque costretti a subire la reazione degli avversari fino al gol del pareggio, giunto nel finale di tempo e senza il quale, a detta di Tedino, la sensazione era quella di potere addirittura dilagare così come avvenne quindici giorni fa contro il Carpi. Altro aspetto da segnalare è l’incapacità di chiudere certe partite che, in torneo tanto equilibrato come quello cadetto difficilmente possono vivere sull’amministrazione di un esiguo vantaggio.

Il rischio è sempre dietro l’angolo, e ancor più del gol di Valzania il riferimento riguarda  l’episodio del rigore parato da Pomini all’ex Brugman, che ha fatto sì, come dichiarato nel post partita da Pillon, che se c’è una squadra che può recriminare per la mancata vittoria quella è la sua e non certo il Palermo. Siamo giunti ad un momento cruciale, quello del rush finale, dove la testa conta quanto, se non più della condizione atletica, e anche qui c’è da fare un appunto ai rosa; il boato del rigore parato aveva riacceso un Barbera tornato ad offrire una cornice di pubblico dignitosa, e nonostante l’uscita per crampi di Coronado,  a meno di un quarto d’ora dalla fine sostituito dal fumoso Trajokovski, c’erano davvero tutte le condizioni per approfittare del possibile contraccolpo psicologico subito dagli avversari, bravi di contro a non disunirsi e a contenere i fiacchi e confusi tentativi offensivi dei siciliani.

Tedino le ha infine provate tutte; dentro Gnahorè per l’evanescente Chochev e Moreo per un Nestorovski non pervenuto (assolutamente inqualificabili i fischi all’indirizzo del macedone), ma a quel punto, se avessero sortito l’auspicato effetto, le cosiddette carte della disperazione avrebbero più che altro nascosto le magagne di una gara interpretata e giocata male da ogni singolo protagonista.

Riguardo la difesa il trio slavo, Rajkovic su tutti, è incappato in una giornataccia, tanto che l’assenza di Bellusci comincia a farsi sentire, male sugli esterni anche Rispoli e l’arrancante Aleesami, capace di far rimpiangere Rolando in questo momento maggiormente capace di assicurare sprint sulla fascia sinistra. Sottotono infine Jajalo, apparso stanco e La Gumina, due pedine fondamentali  in quest’ultimo scorcio di torneo. Fare quadrato come sempre, e i mea culpa del tecnico dovranno adesso servire a preparare al meglio la prossima finale contro la Cremonese, consapevoli che i lombardi, così come gli adriatici reduci da un filotto di sconfitte consecutive, venderanno cara la pelle.

C’è da rimettersi in carreggiata, perché se la sconfitta rimediata dal Frosinone contro lo scatenato Parma ha permesso ai rosanero di agganciare i ciociari alle spalle dell’Empoli, gli stessi emiliani sono ormai a due soli punti dal secondo posto, e il Perugia (nonostante il mezzo passo falso casalingo con la Salernitana anche il Bari va annoverato tra le pretendenti alla promozione diretta), dato in grande spolvero, deve ancora giocare il suo posticipo in casa dell’Avellino (domani ore 20.30).  

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