L’orgoglio non basta: Palermo trafitto dall’arciere

L’orgoglio non basta: Palermo trafitto dall’arciere

03/04/2018 1 Di Alfredo Minutoli
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di Alfredo Minutoli

Si interrompe a Parma la striscia di risultati utili che ha permesso al Palermo di riportarsi in piena corsa per la promozione diretta dopo il tunnel di tre sconfitte consecutive che in avvio del  girone di ritorno ne aveva rallentato la marcia. Al Tardini finisce 3-2 per i padroni di casa, bravi a far loro  una gara ben giocata, tesa, ricca di episodi dubbi e combattuta fino alla fine, con Nestorovski e compagni che devono rimproverarsi per non essere scesi in campo con il giusto mordente, quello che, in buona sostanza, avrebbero dovuto avere in occasione di questo delicato recupero della 29^ giornata.

Sfuma dunque la possibilità di superare o quantomeno di agganciare il Frosinone al secondo posto, con la lotta per la promozione diretta che si riapre nuovamente, dal momento che i ducali e il Bari (e se mercoledì dovesse prevalere a Vercelli, anche il Perugia), vincente in pieno recupero ad Avellino, si sono portati a soli quattro punti dai rosanero quando mancano ancora nove gare al termine della stagione regolare (l’Empoli capolista che dilaga a Foggia fa ormai storia a sé). Insomma, si profila un finale di stagione incandescente, in cui a spuntarla, riferendoci sempre all’approdo nella massima serie senza passare dalla lotteria dei play off, sarà la squadra più forte mentalmente.

Ed è proprio sotto questo profilo che la gara in terra emiliana risulta spiazzante per il Palermo e i suoi tifosi, in quanto ad un  impalpabile primo tempo, buono solo a far prendere di coraggio gli avversari (ingigantendone i meriti), segue una ripresa di tutt’altro spessore, in cui gli uomini di Tedino, invece di liquefarsi dopo il 3-0 dello scatenato Calajò, decidono di uscire gli attributi finendo per assediare la porta di Frattali quasi recuperando il pesante passivo. Il 2-0 maturato nei primi 45’ fa comunque discutere anche per alcune decisioni arbitrali quantomeno dubbie; come quella bandierina sventolata per off side dal guardialinee in occasione del vantaggio siglato dal numero nove biancocrociato (30’pt), e al quale il direttore di gara Marinelli dà retta in un primo momento per immediatamente dopo prendere la decisione opposta.

Un episodio che ha fatto letteralmente infuriare i siciliani, ai quali, un rigore piuttosto netto era stato negato in avvio di gara per un’entrata scomposta di Lucarelli ai danni di Nestorovski. Pochi dubbi invece sul fallo commesso da Rajkovic al 37’ ai danni di Munari che provoca il penalty che Calajò trasforma per il 2-0 con cui si chiude la prima frazione. Nella ripresa, la tripletta (2’st) in avvio di un arciere impegnato ogni volta a strozzare le esultanze in ossequio alla sua città sembrava avere calato il sipario sul match, e invece, è  da quel preciso momento in poi che si è assiste alla metamorfosi ; avvantaggiati dall’opportuno cambio di modulo, con La Gumina tornato a dare manforte a Nestorovski, è proprio grazie ad un gran gol di testa del macedone (7’st)  su chirurgico lancio a centro area di Jajalo che i rosa riaprono il match.

Adesso, fatta eccezione per qualche inevitabile contropiede del Parma, si gioca ad una sola metà campo, e anche se Frattali non è chiamato a compiere interventi di rilievo (fiacche le uniche conclusione nello  specchio della porta di Jajalo al 14’st e di Rispoli al 37’st) la pressione del Palermo è talmente asfissiante da tenere in apnea i fans di casa. Gli ultimi cinque minuti di recupero sono arrembanti, con il Parma che, dopo avere sfiorato il quarto gol con Insigne (provvidenziale deviazione in angolo di Gnahorè), incassa al 47’ il 3-2; a siglarlo, con un movimento da attaccante puro è il centrale serbo Rajkovic, con un fendente all’angolino sul quale l’estremo ducale nulla può. Al fischio finale, mentre gli emiliani festeggiano con i loro tifosi,  il Palermo dai due volti ringhia all’indirizzo della terna arbitrale tutta la rabbia per una gara, a prescindere da tutto, gestita non al meglio.

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