Un Deja vu che sa di incubo: il Palermo non  deve sparire

Un Deja vu che sa di incubo: il Palermo non deve sparire

21/03/2018 0 Di Alfredo Minutoli
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di Alfredo Minutoli

C’era, tra i fans, chi addirittura temeva che la partita contro il Carpi, in programma domenica pomeriggio al Renzo Barbera sarebbe saltata. E invece, in merito all’udienza decisiva sull’istanza di fallimento presentata questa mattina dalla Procura, per conoscere quale sorte toccherà  al club rosanero bisognerà aspettare non meno di una decina di giorni. “E’ andata bene, siamo fiduciosi, il contraddittorio è stato perfetto. Stiamo aspettando la decisione del Tribunale; riguardo la data in cui verrà comunicata, per rispetto nei confronti della Procura, delle istituzioni e del Tribunale stesso preferiamo non rilasciare dichiarazioni. Il motivo di questo rinvio è dovuto al fatto che chi è preposto a emettere il verdetto deve riunirsi per deliberare”. Queste le dichiarazioni a caldo di un positivo Giammarva, esperto commercialista palermitano, nonché neo presidente, scelto da Zamparini per occuparsi della spinosa faccenda.

Aleggiano vecchi fantasmi attorno al Palermo calcio, che riportano alla memoria quell’amaro  8 settembre di 32 anni fa, allorchè, per la prima volta nella gloriosa storia del club siciliano, si materializzò, fragorosa come un tuono, la parola che nessun tifoso vorrebbe mai sentire: radiazione; nel caso del club rosanero dell’allora duo  dirigenziale Matta e Schillaci, a causa di un debito di circa 500 milioni di lire, con esclusione da tutti i quadri federali  e conseguente dichiarazione di fallimento della società avvenuta il 18 settembre del 1986. Nessuno sconto fece l’allora presidente della FGCI Antonio Matarrese, per una sentenza che gettò nello sconforto non solo gli appassionati bensì un’intera città.

Soltanto chi ci è passato può raccontare cosa significò trascorrere le domeniche senza che i rosanero scendessero in campo; la noia, mista alla rabbia e all’amarezza che suscitavano le radioline, narranti le vicende sportive  degli altri era tale, che non furono pochi quei tifosi che finirono per cadere in uno stato di vera e propria malinconia. Indimenticabili, in quella particolare atmosfera, nella quale si toccò con mano il grande amore nutrito dai palermitani per la propria squadra, furono due avvenimenti: il primo riguardò la Palermolympia, compagine militante nel campionato di promozione che, indossando la casacca dagli amati colori finì per attirare ai cantieri navali un gran numero di nostalgici. Il secondo, altrettanto emozionante, fu la gara amichevole che la Roma dei vari Tancredi, Conti, Nela e Pruzzo, disputò alla Favorita contro la nazionale olimpica sovietica, presentandosi sul rettangolo verde con le maglia rosanero: chi fu presente all’evento non potrà dimenticare le calde lacrime che rigarono i volti di tanti tifosi del Palermo.

E’ la macchina del tempo dei ricordi, che nel giro di un anno e quattro mesi, era il 7 gennaio del 1987, da tristi divennero lieti, con la nascita dell’Unione Sportiva Palermo, ammessa grazie ad una deroga della Federazione al campionato di serie C2 e che ebbe quale primo presidente della rinascita Salvino Lagumina. Le pagine dell’album rosanero, da allora, raccontano una storia fatta di alterne vicende, sofferta e travagliata, fino a quella luce apparsa in fondo al tunnel chiamata Maurizio Zamparini, che, inizialmente abbagliante, con il passare del tempo si è affievolita sempre più. Oggi quella luce è una fiammella che rischia di estinguersi definitivamente, per un deja vu che sa tanto di incubo.

 

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