Palermo come Napoli: il  cuore del Sud in un “caffè sospeso”

Palermo come Napoli: il cuore del Sud in un “caffè sospeso”

03/03/2018 0 Di Alfredo Minutoli
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“Se Napoli è la mamma, Palermo è la zia”, ebbe a dire Nino D’Angelo durante un soggiorno nel capoluogo siciliano per uno dei suoi seguitissimi concerti. Come a dire che, le due più grandi realtà metropolitane del sud Italia, Capitali del Regno delle due Sicilie, storicamente affratellate e dai caratteri simili ma mai uguali (più aperti ed effervescenti i partenopei, più chiusi e diffidenti  gli isolani), da oggi, grazie al “Bar Oliver” di via Sampolo 480 (a Palermo), condivideranno l’ennesimo tratto distintivo proprio di luoghi caratterizzati da grande calore umano: “il caffè sospeso”.

Il caffè, uno dei simboli della città di Pulcinella, che Edoardo De Filippo mise sul piedistallo magnificandone le virtù, divenne “sospeso” durante un’usanza nata a Napoli durante la seconda guerra mondiale. Per solidarietà, in un momento critico della storia italiana, chi poteva dopo avere pagato alla cassa il proprio caffè ne aggiungeva un altro da lasciare in sospeso, destinato a chiunque lo chiedesse.

Dunque, proprio come allora, in tempi di crisi non solo economica ma anche di valori come quelli attuali, entrare in un bar, chiedere un caffè e pagarne due riveste un’importanza dai risvolti sociali non indifferenti: non riscaldo soltanto il mio animo con la classica “tazzulella e cafè” ma penso al prossimo, talmente in difficoltà da non potersi permettere un euro per pagarsi l’amata bevanda.

Salvatore Prester, titolare del “Bar Oliver”, avvia questa encomiabile iniziativa nella speranza che il bel gesto venga suggerito dagli altri esercenti ai propri clienti e venga preso in considerazione anche sugli altri prodotti. “Praticamente – riferisce il titolare – chi non si trovasse nelle condizioni di potersi permettere una delle bevande più amate dagli italiani, potrà entrare nel mio locale e chiedere: c’è per caso un caffè sospeso?. A quel punto, se un anonimo quanto generoso avventore avrà pagato un caffè in più oltre alla propria consumazione, gli preparerò un espresso senza che questi debba uscire un solo centesimo. Adesso spero che, in un momento di crisi qual è quello attuale, la mia iniziativa possa essere imitata da tanti altri miei colleghi”.

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