Palermo come Lazzaro: il miracolo di Natale fa felici i tifosi

Palermo come Lazzaro: il miracolo di Natale fa felici i tifosi

19/12/2016 0 Di Alfredo Minutoli
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Nel calcio, si sa, il 4-3 è uno dei risultati più evocativi, una sorta di macchina del tempo che riporta nel 1970 in Messico, dove allo stadio Azteca si giocò la semifinale mondiale tra Italia e Germania per quella che venne definita “la partita del secolo”. Non sarà certo ricordato come tale il match tra il Genoa e il Palermo tuttavia, per i siciliani, dopo avere perso nove gare di fila ed essere sprofondati inesorabilmente all’ultimo posto in classifica, espugnare il catino del Luigi Ferraris potrebbe avere significato qualcosa di inimmaginabile.

Invocata da più parti, la scintilla utile per cercare di cambiare il corso degli eventi si è invece rivelata un vero e proprio falò, in quanto, avere avuto la meglio a domicilio di un  Grifone in piena forma, all’indomani dell’allungo a più otto dell’Empoli vittorioso in scioltezza sul Cagliari, ma soprattutto dopo la micidiale mazzata casalinga rimediata in casa con il Chievo, non era affatto cosa semplice. Un’impresa quella del Palermo, rocambolesca quanto si vuole ma pur sempre un’impresa, che ridà fiato alle speranze di salvezza, ridotte al lumicino e che comunque rimangono flebili, di una squadra rivitalizzata dall’amore e dalla dedizione di un allenatore, Eugenio Corini, che dei colori rosanero è davvero innamorato come stregato lo è dalla città.

Ecco da dove può nascere il miracolo, ovvero dalla fiducia cieca in qualcosa che appare impossibile da raggiungere, proprio come folle, dopo il 3-1 messo a segno dal rossoblù Ninkovic al 65′ della ripresa, era soltanto immaginare una rimonta di simili proporzioni. E invece, in 21 minuti, prima Goldaniga riapre i giochi (3-2 al 69′), poi Rispoli riacciuffa il pari sul filo di lana (3-3 all’88’) e infine, al 90′,  il redivivo Trajkovski spiega ancora una volta il perchè il calcio sia lo sport più bello e impronosticabile del mondo, monetizzando un veloce ribaltamento d’azione con un tiro chirurgico sul quale nulla può Perin, per un 3-4 che è apoteosi in campo, sugli spalti di Marassi e davanti i teleschermi.

In buona sostanza, se la gara contro gli uomini di Juric, per di più in palla e con un Simeone in serata di grazia (il figlio del Cholo Simeone ha prima siglato il vantaggio lampo rimontato sul finire di tempo dallo slalom vincente di un  positivo Quaison, e poi il 2-1 al 12′ della ripresa in seguito ad un imperioso stacco di testa), fosse terminata con la decima sconfitta consecutiva, per il Palermo avrebbe probabilmente significato chiusura virtuale dei giochi con più di metà torneo ancora da disputare. Oggi invece, tutto cambia, a patto e condizione, ed è lo stesso tecnico di Bagnolo Mella ad ammetterlo, che si volti pagina per quanto riguarda le partite casalinghe.

Giovedì, in notturna, a tre giorni dal santo Natale, contro il derelitto Pescara (perdendo in casa con il Bologna sono adesso gli adriatici il fanalino di coda della serie A), Diamanti (che possiamo girarci attorno quanto vogliamo ma, senza tema di essere smentiti, assieme a Bruno Henrique  è pedina imprescindibile per questa squadra) e compagni dovranno giocare la partita della vita, con il solo e unico imperativo di vincerla. Sarebbe un regalo gradito dal popolo rosanero, che, ultimamente sottoposto a pressioni e a mortificazioni in serie, in vista del nuovo anno vuole credere sempre più nel miracolo della salvezza. 

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