Palermo: è fango sulla dignità di una maglia gloriosa

Palermo: è fango sulla dignità di una maglia gloriosa

12/12/2016 0 Di Alfredo Minutoli
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Neanche l’entusiasmo portato in settimana dall’avvento di Eugenio Corini, come in fondo quasi tutti temevano, è bastato al piccolo Palermo per uscire dall’infinito tunnel degli zero punti: contro il Chievo è giunta la nona sconfitta di fila nonchè l’ottava consecutiva in casa dall’inizio del campionato. Numeri che fanno rabbrividire e che, se non fosse per le sole cinque lunghezze di svantaggio dall’Empoli, quart’ultimo in classifica, condannerebbero i rosanero ad una retrocessione virtuale quando non si è neanche giunti al giro di boa.

Tre sono adesso le gare da disputare prima di iniziare il girone di ritorno (in vista del quale, probabilmente invano, si auspica ad un importante campagna di rafforzamento nel mercato di riparazione approntata dalla società): contro il Genoa a Marassi, in casa contro il Pescara, e, dopo le festività natalizie a domicilio dell’Empoli. Gare, in particolare quelle contro adriatici e toscani, anch’essi impanati nella palude, fondamentali per mantenere accesa la speranza di una salvezza divenuta complicatissima da conquistare. Purtroppo, c’è da dire, ieri pomeriggio si è dissipato, forse irreparabilmente, l’ultimo bonus di fiducia accordato alla squadra dalla tifoseria che, incoraggiata dal ribasso del costo dei biglietti e dal debutto sulla panchina  tra le mura amiche dell’amato genio è accorsa in più di ventimila unità al Renzo Barbera.

L’atmosfera ideale per trasmettere la giusta carica, con tanto di coreografia da parte degli ultras della curva nord, avrebbe quantomeno meritato, se non un maggiore impegno quantomeno più mordente e attenzione da parte degli undici protagonisti scesi in campo; macchè: distrazioni in serie da parte della difesa, con Andjelkovic prima e Goldaniga poi che invitano a nozze Birsa e Pellissier a bollare un incolpevole Posavec, mediana fragile e priva di personalità, con Jajalo, lontano anni luce dal poter indossare i panni del metronomo in serie A, a sottolineare la casualità della buona prova di Firenze, seguito a ruota dagli impalpabili Chochev e Hiljemark. Note forse un pizzico meno dolenti giungono dagli esterni Rispoli e Aleesami ma di certo stonatissime per quanto riguarda la prova di Quaison che, se nelle intenzioni tattiche della vigilia avrebbe dovuto rappresentare l’elemento di rottura capace di sorprendere la retroguardia gialloblù, a conti fatti ha finito per pestare i piedi ad un Nestorovski raddoppiato costantemente dagli avversari e per questo troppo spesso arretrato per riuscire a fare ciò che sa meglio.

Quando poi, anche se nei titoli di coda, assieme ai tifosi è lo stesso Corini a rimanere basito di fronte alla rinuncia da parte di Diamanti di calciare una punizione dalla sua mattonella preferita, si capisce che la navicella rosanero, sempre che l’abbia mai avuta, ha perso la bussola, è in totale balia di se stessa, in preda al panico e ad un’ansia da prestazione micidiale.

Tutto questo senza averne colpa alcuna, se è vero com’è vero che la serie A, come sta dimostrando lo stesso esperto Chievo, è un campionato che non puoi affrontare improvvisando, gettando cioè nella mischia, per di più in ruoli chiave, prospetti ritenuti interessanti con la speranza che esplodano (meglio non immaginare la classifica dei rosa senza i sette gol della scommessa Nestorovski), assieme a pochi calciatori navigati che conoscono la categoria (alzi la mano chi non considera più di un azzardo iniziare uno tra i più difficili tornei calcistici del mondo con i soli Rispoli, Gazzi, Vitiello e Diamanti).

Insomma, c’è del fango gettato senza soluzione di continuità sulla dignità di una maglia gloriosa: la gente di Palermo di tutto questo ne è consapevole, talmente tanto che, lo sappiano bene i ragazzi componenti la rosa, i fischi sonori all’uscita dal campo, in realtà avevano un solo mittente: il Presidente Maurizio Zamparini, che mostrando di non avere fatto tesoro della salvezza miracolosa della scorsa stagione ha finito per combinarla davvero grossa.

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