Palermo, al “Genio” Corini i tifosi chiedono la salvezza

Palermo, al “Genio” Corini i tifosi chiedono la salvezza

02/12/2016 0 Di Alfredo Minutoli
CONDIVIDI ---> FacebooktwitterFacebooktwitter

Tanto tuonò che piovve; contro lo Spezia, modesto club di serie B, l’ottava sconfitta di fila nonchè l’ottava su otto gare disputate in casa tra campionato e coppa costa a De Zerbi la panchina del Palermo, da ieri affidata a Eugenio Corini. Non potendo ottenere la testa del Presidente, dalla stragrande maggioranza dei tifosi additato quale vero colpevole di una situazione divenuta insostenibile, ci si accontenta di quella dell’allenatore, chissà, probabilmente a ragione sopravvalutato non tanto in relazione al suo effettivo valore, comunque ancora tutto da dimostrare, quanto alla sua capacità di sostenere le pressioni di una piazza già difficile per il più navigato dei tecnici.

E dunque…avanti un altro, come direbbe Bonolis, non uno qualsiasi ma Eugenio Corini detto “Il Genio”, che da giocatore, all’ombra del Monte Pellegrino, dopo cinque intense stagioni con la maglia di quello che fu definito “Il Chievo dei Miracoli”, contribuì alla stesura di un romanzo calcistico formidabile, che narrava delle imprese di una squadra e di una città tornati nella massima serie dopo 31 anni di assenza. Correva la stagione 2003-2004 e, dopo averla sfiorata l’anno prima, Zamparini, attingendo a piene mani al portafoglio regalava al proprio allenatore (inizialmente Silvio Baldini sostituito a metà campionato da Guidolin) una formula uno, in virtù di una sessione di mercato estiva in cui, tra gli altri spiccavano i nomi di Berti, Gasbarroni, Vasari, Toni, Vannucchi e per l’appunto Corini, corroborata da quella invernale che vide l’esordio in maglia rosa dei fratelli Filippini, di Giuseppe Biava, Fabio Grosso e dell’attaccante brasiliano Jeda.

Era il tempo dei sold out fatti registrare dal Renzo Barbera, della passione infinita di una città intera, orgogliosa della propria squadra e di quel presidente ribattezzato dalla folla “Zampaman”, capace per tanti anni, grazie ai suoi investimenti, di far ottenere al Palermo la ribalta in campo nazionale ed Europeo (per ben cinque volte i rosa parteciparono alla Coppa Uefa poi denominata Europa League). Un’atmosfera magica, esattamente in antitesi con quella dei tempi odierni, un’epoca d’oro in cui esistevano i presupposti per programmare anche a lungo termine, a cui alle parole seguivano i fatti, un’atmosfera che fece innamorare l’allora trentatrenne Corini di Palermo e viceversa, tanto che, negli anni a venire, una volta intrapresa la carriera di allenatore fu lui stesso ad esprimere il desiderio di volere un giorno sedersi sulla panchina rosanero.

Detto fatto, tredici anni dopo, da metronomo in campo a comandante di una navicella che ha perso la bussola, per una missione che in tanti giudicano impossibile:”Lotta salvezza? Credo che non ci sia nulla di compromesso, anzi. Penso che anche chi ha qualche punto in più rispetto alle quattro attualmente in fondo alla classifica, deve temere: appena si vincono due-tre gare di fila, si rimette tutto in discussione”. Queste le prime parole di mister Corini, che aggiunge quanto sia “importante l’apporto dei tifosi nei momenti di maggiore difficoltà della squadra, proprio come avviene in una grande famiglia, laddove ognuno è chiamato a fare la sua parte”. Concetti semplici e chiari dai quali ripartire, con la consapevolezza che a Gennaio, attingere nel miglior modo possibile al mercato di riparazione, con o senza Ds, potrebbe essere la vera mossa vincente per rimanere in serie A. 

CONDIVIDI ---> FacebooktwitterFacebooktwitter