Palermo, pour parler non sono i Parigini ma i Gabbiadini

Palermo, pour parler non sono i Parigini ma i Gabbiadini

15/11/2016 0 Di Alfredo Minutoli
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A Coccaglio, un comune della provincia di Brescia sito in prossimità del lago d’Iseo, De Zerbi è intento a riavvolgere il nastro di questi primi due mesi trascorsi sulla panchina del Palermo, in assoluto la più bollente della serie A. Lo fa con scrupolo, osservando il materiale tecnico e umano messogli a disposizione mentre si allena, lo fa in più vicino casa (l’allenatore rosanero è figlio della “Leonessa d’Italia”), nel territorio della Franciacorta, una delle zone italiane dove è più alta la produzione di spumante; lo stesso che l’ex centrocampista di Napoli e Catania spera di stappare e sorseggiare a Natale, accompagnato da quella fetta di panettone che in tanti, tra i tifosi e gli addetti ai lavori non credono riuscirà a mangiare.

C’è infatti da contenere l’umore cangiante del proprio Presidente, intimamente consapevole di non avere agito al meglio in sede di calciomercato ma convinto che, in attesa degli inevitabili rinforzi, questo gruppo può comunque dare di più. Certo è che, tra i continui accorgimenti tattici e i conseguenti cambi di modulo, giocoforza imposti dalle assenze che hanno caratterizzato questo inizio di campionato, non è stato affatto semplice riuscire a farsi un’idea di quello che avrebbe potuto essere l’undici di base sul quale puntare: Trajkovski, per lungo tempo e a intermittenza Gonzalez, Rajkovic, Balogh e lo stesso Bentivegna, in un contesto che non brilla per qualità e opzioni di scelta, non sono di certo pedine alle quali si può rinunciare a cuor leggero.

La duttilità del trequartista macedone ad esempio, che seppur a sprazzi ha comunque dimostrato di avere piedi buoni e ottimo dinamismo, chissà che in più di un’occasione  non avrebbe potuto togliere le castagne dal fuoco a questo Palermo; immaginarlo agire un filo dietro il compagno di Nazionale Nestorovski, pronto a finalizzare o a dettare il passaggio filtrante a Diamanti, o ancora ad accogliere l’assist nel breve di Aleesami, nella filosofia di gioco propria di De Zerbi, fatta di manovra, palleggio e di imbeccata al momento e al posto giusto potrebbe starci ad hoc. Intanto però, assenti o meno, a parlare sono gli impietosi numeri, che relegano i rosa al penultimo posto in classifica, con una capacità realizzativa e un’affidabilità difensiva imbarazzante.

“Cerchiamo gente più veloce e di una certa fisicità. Faggiano? Ha fatto poco fin qui, lo sto ancora osservando. Sono curioso di vederlo all’opera”. Questa l’ultima affermazione del Presidente Zamparini, al quale, l’intero popolo rosanero vorrebbe chiedere se e quando all’ex Ds del Trapani sarà data l’opportunità di operare in piena autonomia ma soprattutto in totale serenità (magari nel prossimo mercato di Gennaio).

Consapevoli del fatto che sbandierare nomi altisonanti, a meno di non esseri merli, serve soltanto ad attirarsi addosso ulteriori antipatie, cominciare a parlare con cognizione di causa in vista di concrete possibilità di acquisto sarebbe già tanto: finisce in “ini” ma non è (e per ingaggio non potrebbe esserlo, così come remota è la possibilità che il Napoli lo dia in prestito a costo zero) Gabbiadini bensì Parigini; da una parte un giocatore affermato, con le caratteristiche ideali per prendere per mano la squadra e, con Nestorovski (e non al posto suo), salvarla addirittura comodamente, dall’altro un giovane ventenne (uno dei prospetti più interessanti del panorama calcistico italiano), che per caratteristiche ricorda il talento in forza al Napoli ma non ancora in grado di far sognare le folle semmai di stuzzicarle. Quello sì. Ecco, evitando voli pindarici, ma mantenendo i piedi per terra, pescare il meglio assoluto che offre in tema di giovani il calcio italiano sarebbe già un buon punto di partenza.

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