Il grande trionfo di Trump. Hillary paga la disillusione di un popolo

Il grande trionfo di Trump. Hillary paga la disillusione di un popolo

09/11/2016 1 Di Alfredo Minutoli
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Esulta l’Estrema destra: dopo la Brexit che scuote l’Europa, ci pensa Donald Trump a scioccare il mondo: è lui il 45° Presidente degli Stati Uniti d’America. Tacciato dai media, e non solo nazionali, quale campione assoluto di populismo, il Tycoon dai capelli color pannocchia ha vinto la sua battaglia, in attesa di vincere la guerra che, tradotto, vorrà dire tenere fede alle promesse fatte al disilluso (da Obama) popolo statunitense.

Politicamente scorretto , donnaiolo, inadeguato, definito addirittura volgare da chi auspicava la vittoria della democratica Hillary Clinton, l’imprenditore miliardario  si appresta a guidare la più grande potenza mondiale del pianeta, uscendo da gran trionfatore, dal confronto più “cattivo” e sporco tra due candidati alla presidenza della Casa Bianca che si ricordi a memoria d’uomo. Probabilmente ha vinto anche perchè sfidato sul suo campo di battaglia. C’è chi sudava freddo al solo pensiero che si concretizzasse questa eventualità, preferendo continuare nel solco tracciato dalla Presidenza Obama; solco che, in maniera pedissequa o quasi avrebbe seguito la Clinton.

Dal primo presidente nero al primo presidente donna, roba da pellicola hollywoodiana, patriottica ma anche propagandista di un Paese che invece, nella realtà dei fatti, per voce del suo popolo ha dimostrato stanchezza e voglia di cambiare, anche se ciò avrebbe potuto significare un salto nel buio. La scelta americana è di quelle epocali, di quelle destinate a cambiare non solo i piani alti propri delle alleanze geopolitiche  mondiali ma anche l’orientamento culturale di un popolo.

Verrebbe da dire che la colpa è tutta delle politiche dell’Establishment, sottomesse, anzi, parti integranti (nella recente fase storica in particolare quelle di sinistra) della finanza e di quelle lobby che manovrano dall’alto i destini delle masse. Che la politica non sia più al servizio del cittadino è ormai un fatto acclarato, e la gente, che grazie al voto di rappresentanza (quando è loro concesso) tenta di migliorare la propria condizione sociale, dimostra di essere oggi più che mai alla disperata ricerca di personaggi illuminati capaci di prenderne le difese. Che lo sia Trump, un personaggio illuminato, è probabilmente prematuro (una bestemmia per molti) affermarlo, ma quantomeno, il suo è un verbo politico netto, limpido nonostante la rigidità e la pericolosità di certe posizioni, che lo vogliono ad esempio intransigente nei confronti del tema immigrazione o propenso alla libera vendita delle armi.

Protezionismo, nazionalismo, chiusura al libero scambio in un libero mercato potrebbero sembrare un passo del gambero circa il concetto di democrazia, e ciò fa oltremodo specie, considerata la natura politica degli Usa che hanno fatto della libertà e dell’accoglienza il loro marchio distintivo di civiltà. Ma tant’è. Il concetto di villaggio globale, se gestito onestamente e senza interessi, tenendo in considerazione e prendendosi cura delle fasce più deboli, avrebbe potuto significare un passo avanti virtuoso, dell’Umanità e dei suoi principi. E’ dinanzi alla grande bugia che il popolo si desta, si disorienta, si incattivisce, fino a preferire egoismi volti a proteggere gelosamente la propria comunità anzichè aprirsi, come sarebbe sempre e comunque auspicabile, al diverso.

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