Zamparini e i bomber di passaggio. Macedonia da esportazione?

Zamparini e i bomber di passaggio. Macedonia da esportazione?

08/11/2016 0 Di Alfredo Minutoli
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Puoi metterlo sul banco degli imputati quale maggiore indiziato per uno dei peggiori inizi di campionato mai fatti registrare dal Palermo  (come nel 2011 sono 5 le sconfitte di fila, dato negativo superato solo dalla stagione 1956/57, allorchè le gare senza punti furono sei), per il vergognoso ruolino di marcia interno (mai, in più di un secolo di storia i rosanero avevano inanellato sei sconfitte consecutive tra le mura amiche) di una squadra costruita male (nonchè privata, all’indomani di una salvezza miracolosa dei suoi giocatori simbolo), oltre che per la  singolare gestione di una società che in poco più di un decennio ha visto un via vai di allenatori, Ds, dirigenti e collaboratori in genere forse unico nel panorama mondiale.

Eppure, Maurizio Zamparini da Sevegliano ha fiuto, grande fiuto per gli affari, una qualità che per forza di cose deve far parte del bagaglio professionale di un grande imprenditore. Prestato al calcio, l’intuito di questo vulcanico settantacinquenne friulano ha prodotto la scoperta di ottimi giocatori e talora di campioni, l’ultimo dei quali, Franco Vazquez, deliziava la platea palermitana fino allo scorso anno. La dipartita del Mudo, le casse societarie non più floride come quelle di un tempo, e un  (sempre più monopolizzato dalle grandi società) tutt’altro che esaltante mercato estivo sembravano significare dire addio al sogno, da parte dei fans di potere assistere alle performance di calciatori in grado di infiammare la folla.

In pochi ci avrebbero scommesso, anzi, alzi la mano chi, durante le poco incoraggianti amichevole precampionato disputate dal Palermo non iniziava a maledire l’immobilismo societario nel cercare di acquistare la cosiddetta punta dai gol sicuri. Gli uomini di poca fede, anche questa volta sono stati però smentiti, con il Presidente pronto ad uscire dal cilindro magico Ilija Nestorovski, attaccante macedone che, soltanto per il fatto di avere vinto per tre volte la classifica dei cannonieri in Croazia (due nell’equivalente serie cadetta, l’ultima nel massimo campionato)  piuttosto che in Spagna o in Inghilterra, di garanzie ne dava troppo poche.

Peccato che, a conti fatti e senza esagerare, se non fosse stato per lui probabilmente questa squadra non vanterebbe neanche la miseria di quei sei punticini che la relegano ad una sola spanna sopra il fanalino di coda Crotone.“E’ come Inzaghi, servitegli in corridoio e farà gol” disse Zamparini ad Agosto, suscitando l’ilarità tra i tifosi  e gli addetti ai lavori. Aveva ragione lui, sì, ancora una volta, come l’ultimo gol (e non solo) segnato al Milan su imbeccata verticale di Diamanti conferma, con buona pace di Fabio Caressa da Sky, che di calciatori forti se ne intende ma non certo quanto di pippe.

Tornando ai fatti casa nostra, assodata la mancanza di pianificazione e quella che si profila quale la più complicata delle salvezze da conquistare, comincia, seppure prematuramente, a farsi insistente la domanda del popolo rosanero, ovvero se quella di questo ragazzotto assennato che con orgoglio afferma quanto i soldi mai gli faranno perdere di vista il grande valore dell’umiltà e del sacrificio sarà l’ennesima, grande plusvalenza della società di Viale del Fante (acquistato per 500.000 euro ad oggi il valore del cartellino del macedone si è decuplicato; oltre alle sei marcature in campionato grazie anche alla grande prova condita dal gol inflitto a Buffon nella gara tra Macedonia Italia valevole per le qualificazioni a Russia 2018).  Continuando su questo solco certo che sì, servirebbe quantomeno ad assicurare la sopravvivenza del club; a meno che non si concretizzino i paventati nuovi scenari societari, unica strada percorribile per tornare a trattenere all’ombra del Pellegrino campioni esotici e non, magari scovati dallo stesso Zamparini, nelle vesti di consulente di mercato straordinario della subentrante proprietà.

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